mercoledì 12 maggio 2010

E adesso.. chi eri tu?
Il principe che arrivava guidato dal suo nobile destriero?

Stringevo il telefono fra le mani, e ogni tanto mi voltavo indietro, tenendo d'occhio un eventuale arrivo di B.

Non vedevo l'ora che tu arrivassi, davvero..
Volevo rendere la situazione più presentabile possibile; io mi ero ridotta quasi pelle e ossa, e non me ne ero accorta nemmeno io, troppo impegnata a pensarti.
Non mangiavo solo per non perdermi in cose inutili.. non si sa mai, saresti potuto tornare da un momento all'altro, no?

In quell'attimo però, erano i capelli totalmente in disordine e i pants un po' sporchi che mi facevano sentire impresentabile.

E il trucco? Avrei dovuto incipriarmi il naso prima di partire! Chissà com'era il mio viso in quel momento, colpa anche della stanchezza.


- Sei bellissima...


Una voce echeggiò nell'aria, senza avere una figura, senza presentarsi davanti a me.

..

Passò qualche secondo una mano mi prese il braccio, mi stava invitando a voltarmi ma non ne ebbi il coraggio, o almeno per quell'attimo.

- Cucciola... Sono io...

Appena voltai le spalle vide te, quel corpo gracile, quelle mani affusolate, quegli occhi profondi come l'oceano.
Riuscii ad avvolgere le mie braccia intorno a te; i nostri corpi si confondevano legati da una sensazione che straziava i cuori e rompeva l'aria.

- Amore..

Mi baciavi così forte.. sentivo le tue dita correre su e giù lungo la mia schiena.
Quella fu una delle poche volte in cui ti vidi piangere davvero.
Non eri commosso, era un vero e proprio pianto.. Le lacrime ti segnavano il volto decise, bagnandoti le guance che diventano un po' più rosse come quelle di un bambino.


- Ti amo, io ti amo, non ti lascerò mai più!..

Che sorriso si aprì sul mio viso.. e così sul tuo.. e così sulla nostra anima.
Ora non ci sentivamo più soli.

Il tuo abbraccio riusciva a farmi staccare i piedi dal suolo.
E tu lo sai, ho sempre sofferto di vertigini... Ma non ho mai avuto paura se a tenermi c'eri tu.


- Non sono mai stato meglio, lo sai questo amore? Mai...

Mi limitai a sorriderti e a baciarti di nuovo, le parole avrebbero fallito la loro missione di esprimere.

- Ho un sacco di cose da dirti, ho sacco di ragioni per cui dovrei scusarmi..

Ti sfiorai la bocca con un dito e senza fare troppo rumore dissi..:

- Non devi preoccuparti.. Non riuscirei a sentire niente in questo momento.. Torniamo a casa ti prego.. E poi.. Di sopra c'è ancora B.. Dimentichi..?

La tua espressione cambiò improvvisamente e, preoccupata, non dissi nulla.
Stringendomi la mano mi portasti fuori da lì...
Corremmo contro la città e attraverso il tempo.

- Dove stiamo andando?? - Chiesi io.

- Fidati di me!... Questa volta non me ne andrò!

Arrivammo in un parcheggio sconfinato, e la tua macchina stava ferma proprio lì in mezzo a tutte le altre.. Forse un po' troppo lontana per le mie gambe.

- Guarda, facciamo così..

Ti inginocchiasti pian piano e riuscì ad appoggiarmi sulla tua schiena.
Così me ne stavo quasi sdraiata su di te a pancia in giù, mentre casa, anche se con tanta immaginazione, era sempre più vicina.

- Sei proprio la mia bimba eh..

Scoppiò la mia risata, quasi esplosiva, così piena di colore.
Non potevo chiedere altro di più.. avevo tutto, la mia vita era nelle tue mani.. nelle tue carezze, nei tuoi baci, nella tua comprensione e nei tuoi sguardi.. era nel tuo modo di amarmi, nel tuo modo di spezzarmi il cuore.. nel tuo modo di farmi sentire viva.

sabato 1 maggio 2010

Mi sentivo vittima e pedina di uno sporco gioco senza fine.

- Spiegatemi che... che cazzo succede...

- Lui è lì con te?! Dove sei, dove diavolo sei!

Un nodo mi si strinse in gola e mi impedii di parlare.
Riuscii solo a fissare B. intensamente negli occhi.

- Portami a casa, hai capito? Non voglio sapere perché mi hai portato in questo posto, e non voglio nemmeno sapere se hai organizzato tu tutto quanto. Le tue scuse non mi interessano, e vuoi saperlo davvero? Ho paura, ho paura di quello che potrebbe accadere adesso... L'unica persona che potrebbe proteggermi è lontano miglia e miglia da qui, e tu, B., ogni giorno ne inventi una nuova per allontanarmi da.. dal mio.. dal MIO.. ragazzo. Credi di farmi felice?!


Un misto di sensazioni mi portò a sputare quelle parole piene di rabbia, ma soprattutto piene di paura.
A pensarci, ero completamente sola.
Al telefono oramai riuscivo a percepire solo i tuoi profondi respiri.


- Digli che se prova anche solo a toccarti con un dito, gli rovino l'esistenza.


Le tue parole mi fecero pensare a come sarebbe realmente andata se fosse successo ciò.
E tutto questo pensare mi portò quasi ad impazzire.

- B. portami via hai capito?!

Il ragazzo non badava alle mie urla.
E mentre io indietreggiavo, lui avanzava verso di me, fissandomi dritto negli occhi.
Non spiccicava parola.
Cercava solo di raggiungermi, di toccarmi, come mi facevano capire le sue mani, tese verso di me, portate sempre di più in alto, quasi davanti al suo volto.

- Smettila, così mi fai paura!

- No, non devi averne... Quando lui non c'è sai che puoi sempre contare su di me.

- No, non è vero! Ho provato a farlo e guarda dove sono adesso!

B. si fermò.
Continuava a fissarmi immobile.
Che cosa avrebbe fatto ora?
Mi avrebbe costretto a stare lì con lui?
Purtroppo, solo di una cosa ero sicura...
Non potevo reagire.
Lui, così, incantato davanti a me, mi impediva di scappare.

- Credi davvero che io voglia farti del male?

- Non lo so, non capisco più nulla ora B...

- Ti giuro che tutto questo non è stato organizzato.. Io... io credevo davvero che mio fratello fosse qui. Ma evidentemente mi sbagliavo... Come sempre. O meglio, come sempre ho avuto ragione. Lui non c'è mai, non c'è Martha, capisci cosa intendo?

- No, no, smettila di dire così!

- Non ha fatto altro che lasciarti sola tutto questo tempo, la deve smettere con le sue solite parole. Promette di esserci sempre, e invece non c'è, non c'è! - disse con convinzione B.

- Ma, lui ora è a casa, è tornato a casa solo per me!

Il silenzio gli strappò le parole di bocca, la forza di ribadire il concetto e di replicare l'aveva abbandonato.

- Fammi tornare a casa... Ti prego...

- Lui non ti merita! Tu hai bisogno di qualcuno che sappia prendersi cura di te... Hai bisogno di una persona VERA!


Si comportava come uno squilibrato, ma dentro, proprio lì dentro, il suo cuore piangeva.

- E vediamo.. Tu saresti una di quelle persone vere?

Improvvisamente il suo sguardo cadde al suolo e cercò di evitarmi in ogni modo, fino a congedarmi dicendo...

- Allora vai.. Vai dal tuo amore.. Corri!


Uscii in strada senza preoccuparmi di lui, per me il B. che avrei lasciato di sopra, non era lo stesso conosciuto tre anni prima, solare e intraprendente.
Si era messo contro di me, contro il mio amore per te...
E doveva sapere già da subito che niente al mondo mi avrebbe fatto cambiare idea.

- Cucciola ho ascoltato tutto e... resta lì dove sei, vengo a prenderti. So esattamente dove ti trovi, ma mi raccomando, non muoverti da lì; Berlino è grande, troppo grande per te. Tutto il suo casino ti ingoierà se non presti attenzione.

Grazie al cielo non mi avevi abbandonato...
Ora il tempo passava più lento che mai, e io non vedevo l'ora di volare via da lì.
Non ti ho mai amato come allora.
Confrontarmi in quel modo rabbioso con B. mi tolse un peso dal cuore.
Mi sentivo come se avessi rivelato al mondo il mio amore per te.


[Sole mio... Berlino <3]

sabato 3 aprile 2010

Che stava succedendo? Che cosa avrebbe fatto B.??

Quel momento di pura distrazione si trasformò in un crollo emotivo totale.
Inconsciamente scoppiai a piangere, ma non me ne resi conto.
Mi lasciai cadere per terra e con rabbia strinsi i pugni fino a sentire il male delle mie unghie sulla pelle.

- Lo odio, lo odio, perchè non è qui!

B. lasciò che tutto questo accadde naturalmente, addirittura studiava i miei movimenti incredulo di come l'amore potesse causare reazioni simili.
Era evidente che cercava una scusa per avvicinarsi a me... E ora l'aveva trovata.

- Martha... Lo sai che tornerà presto...

Timidamente cercò di sedersi vicino a me, come se volesse mettersi sul mio stesso piano, forse per comprendermi meglio.
Io non dissi nulla, abbassai lo sguardo e cercai di asciugarmi gli occhi gonfi e pieni di lacrime.

- Posso dirti una cosa?

Che ragazzo coraggioso. Sapeva che le domande di questo genere mi mettevano quasi paura.
Semplicemente annuì e aspettai ansiosa la sua reazione.

- Volevo dirti che... Manca anche a me... Però a differenza tua tra due giorni lo raggiungerò.

Il mio sguardo diventò rabbioso e, dandomi la spinta, mi alzai da sola e corsi in bagno; mi voltai e chiusi la porta a chiave.
Che diavolo voleva dimostrarmi dicendomi così??
Non volevo vedere più nessuno, desideravo solo sparire.

- Posso... Posso entrare?

Dall'altra parte della stanza sentii i suoi passi avvicinarsi sempre più, e non mi lasciò altra scelta.

- Quando ho detto che tra due giorni lo raggiungerò... intendevo... bhe ecco... Mi chiedevo se ti andava di venire.

Ogni parola mi provocava un suono fastidiosissimo, che mi riempiva la testa e non mi faceva pensare a te...
Però poi, quando lo sentii pronunciare quelle parole, una mia risata isterica squarciò il silenzio.
Lo guardai dritto negli occhi e sussurrai:

- Dimmi... dimmi che mi stai prendendo in giro.

Tutta la mia vita aveva messo le radici in quell'orrendo paesino di campagna, non troppo distante dal centro.
Ci abitavano meno di tremila persone, e io non potevo di certo spostarmi.
Perchè? Perchè Avevo troppa paura.
Paura di quello che sarebbe stato il mio futuro...

- Non è uno scherzo... Hai bisogno di lui... Guardati. E poi anche lui ha bisogno di te.

- Ma io come faccio? Con la casa, con la mia famiglia... E la scuola? No, non posso.

B. non esitò e prese uno zaino dal mio armadio, ci infilò prima una maglia, poi un'altra, e un'altra ancora... mentre io lo interrompevo con le mie paranoie inutili.

- Staremo via pochi giorni. Vi darò giusto il tempo per incontrarvi, e poi tornerete a casa insieme.

- Ma...

- Martha, non discutere.

Rimasi sorpresa della situazione, di quello che stava accadendo. B. non avevo mai preso decisioni di questo tipo da solo.
Eppure era sicura che tutto sarebbe andato per il verso giusto.
E io in un modo o nell'altro avevo fiducia in lui, per la prima volta mi era sembrata la persona più convinta di questo mondo.

- Il nostro jet dovrebbe arrivare a minuti, andiamo.

Mi afferrò per il braccio e mi invitò a coprirmi le spalle con il suo cappotto nero.

- Tieni... Fa freddo.

La strada che oramai ci separava era veramente poca, e forse non realizzai di esserti realmente vicino neanche all'arrivo.
Un'ora di viaggio fu sufficiente, e quando uscii dall'aereo crebbi addirittura di trovarmi in un altro mondo.

- Dove...

- Stiamo per arrivare.


Ancora non credevo ai miei occhi, quello sarebbe stato il posto in cui ci saremmo incontrati.
Non vedevo l'ora.
E non avevo neanche la più pallida idea di come mi avresti accolto.

- Ci siamo, quello è l'edificio!

B. mi guidava come se quel posto fosse stato la sua seconda casa.

- Lì dentro c'è...?

Quello era il nostro rush finale prima di incontrarti, e corremmo, corremmo sempre più veloce.
Quando la porta fu ormai davanti a me, non esitai e la spalancai.
Salì infine le scale e ...

- Hey, ma... hey, siamo noi!

Nel salone centrale non c'era anima viva... E così in ogni stanza.
Cominciai a sentire un peso gigantesco sulle mie spalle, un peso che voleva spingermi giù.
Che cos'era, una specie di scherzo?
Ho mandato al diavolo B. con tutta me stessa, credevo mi avesse imbrogliato...
Invece nemmeno lui sapeva niente.
Che cos'era questa, una caccia al tesoro?
Dovevamo rincorrerci a vicenda per stare insieme?
Non ne potevo più... Era impossibile vivere in quel modo...
Ancora una volta il suolo mi fu amico e mi fece sedere su di lui.
Che situazione straziante.


[If you have to go, don't say goodbye... If you have to go, don't cry... ]



Erano le parole della suoneria del mio telefono, che nel momento più inopportuno di tutti squillò.
Lo fissai per qualche secondo, poi, purtroppo o per fortuna decisi di rispondere.
Guardai il display...
Il numero che stava chiamando era sotto la voce 'Casa'...

???

Risposi, e infine sentii...

- Cucciola... Cucciola perchè non sei a casa???

venerdì 26 marzo 2010

Posso farcela... Posso farcela anche da sola.

Ogni giorno era una lotta continua.
La notte portava solo il dolore di un nuovo giorno che sarebbe cominciato ancora una volta, senza te.
Non riuscivo più a provare quei sentimenti puri e sinceri che mi tenevano "in vita".
Vivere significava dimenticarti... e per me era dannosamente impossibile.

Da quando te ne andasti il sole smise di brillare...
o forse ero io che non davo molta importanza alla sua esistenza.
Tutto assomigliava ad un ritorno al passato, un ritorno alle estati precedenti, quelle che io passavo a scuola, e tu in giro per il mondo.
Poteva davvero continuare in questo modo?

Non esisteva più nulla.
Non esisteva più la nostra ora di cena, non esisteva più il suono della tua sveglia al mattino.
Che cosa poteva uccidermi davvero?
Le nostre abitudini si trasformarono lentamente in tempo perso a ricordare qualcosa che era stato interrotto.

- E' tutta colpa mia...

Che cosa dovevo fare? Perchè non seguivi il tuo cuore?


Io, al contrario di te, usavo solo quello.
Il mio rendimento scolastico era calato a picco, i professori dicevano solo cazzate per quanto mi riguardava.
Era più comodo non ascoltarli, giusto?
Pensare a te qualche ora in più non complicava la situazione.
Si può dunque dire che ho buttato via parecchi mesi della mia vita.


Soltanto una sera fu diversa.

Riesco a ricordarmi ogni cosa di quel 30 agosto.
Come ero solita fare, mi lasciai cadere sul divano, le braccia sembravano quasi toccare il pavimento.
Ero stufa della scuola, specialmente di quel voto pessimo preso il giorno prima.
Stavo per chiudere gli occhi, quando improvvisamente...

- E' permesso...?

In quel momento realizzai di aver dimenticato la porta aperta, maledetta me, poteva essere chiunque!
Balzai e corsi verso l'ingresso...

- Chi è, chi è?? - Ero veramente spaventata.

Una mano gelida mi toccò il braccio, come se cercasse di farsi forza per entrare.

- Ooh... Martha, sono io, B., sei impazzita a lasciare tutto aperto? Poteva entrare un ladro! Oppure... Um no, i ladri non entrano dalla porta! Ahah!

Presi uno spavento anche dopo.
Che cosa voleva ancora da me? Che ci faceva a casa di suo fratello?

- Fammi entrare dai, è da troppo che non ci vediamo!

Non trovai il coraggio di spicciare parola, dopo tutto quello che era successo, avevi avuto il coraggio di ripresentarti.

Quale reazione sarebbe stata la migliore?

- Allora... ehm... Che strano vederti qui tutta sola!

- Già... è strano anche per me...

Con un filo di voce risposi; stavo attenta a controllare ogni sua singola mossa.

- Bhe? Non mi offri nulla?!

Senza avere altra scelta, girai le spalle e andai verso la cucina, più gli stavo lontano, più la situazione poteva definirsi "sotto controllo"...
Ma neanche quello bastò per tranquillizzarmi.
La tue parole ancora mi suonavano nella testa.

- Sono a kilometri da te e non posso proteggerti da lui...

Ero persa, completamente.
Rovesciai parte del caffè per terra, sul tavolo c'era solo un gran casino.
Sarebbe servito un bel pò di tempo per rimettere tutto a posto...


- Che è successo?? Oddio stai bene? Lascia che ti aiuti...

venerdì 19 marzo 2010

"Lasciate un messaggio dopo il bip!"


"Hey... Cucciola sono sempre io. Questo è il quarto messaggio che ti lascio, ti prego rispondimi, non ce la faccio a non sentirti. Se ce l'hai con me allora chiamami e dimmi quanto mi odi... Così forse me lo metterò in testa una volta per tutte che sono un idiota."

La mattina seguente mi alzai con sei messaggi nelle chiamate senza risposta, tutti tuoi.
Che cosa cercavi di spiegare?
Che cosa cercavi di dirmi ancora una volta...?
Non ti avrei più ascoltato, ero troppo impegnata a farmi salire il sangue al cervello.
Dopo tutto quello che ti avevo confidato, hai avuto il coraggio di farlo di nuovo...
Non ci sono colpe. E io lo sapevo, lo sapevo benissimo.
Ma ero arrabbiata... ero spudoratamente incazzata con te.
I minuti passavano, tra me e il telefono esisteva una sfida continua; uno stato di ansia mi possedeva completamente.
Che cosa stava succedendo?
Ti avrei richiamato?
La voglia di insultarti era più grande di me.
Sapevo però che sarebbe stata dura senza sentire la tua voce...
Composi il numero.
Gli attimi che ci dividevano oramai si stavano esaurendo.


- Pronto! Pronto! Pronto chi parla?! Pronto??


Quella tua preoccupazione mi spaventò letteralmente e, pentita di non averti richiamato prima, decisi di non dire nulla...
Tutto quello che ricevevi dall'altra parte del telefono erano i miei lunghi e profondi respiri.
Nessuna voce, nessuna questione... Era il silenzio a parlare.

- Cucciola... Sei tu...


Che cosa potevo rispondere?
Qual erano le parole giuste?
Il mio pianto disperato spiegò molte cose... E prima che tu riuscissi a dire altro con tono deciso risposi:

- Aspetta... Aspetta a dire qualcosa, hai già fatto troppo per i miei gusti...

Non rispose nessuno e così andai avanti.

- Non so nemmeno io come mi sento in realtà, e ora che ho realmente bisogno di te, hai preso le tue cose e te ne sei andato di nuovo... Io, io non lo so come posso resistere... Probabilmente parlarne con te non servirà a niente, perchè non sei tu che decidi il da farsi... Ma se sarai costretto a stare così tanto via da casa allora... Allora non so... Intendo...

- Cosa? Allora cosa?? Faremo qualsiasi cosa... Basta che lo voglia tu... Mi salverà... Ti prego parla, dimmelo!

- Intendo... Portami con te.

Un lungo brivido scese giù lungo la mia schiena.
Dove avevo trovato il coraggio di dire una cosa simile!?
Era da molto tempo che pensavo a ciò...
Che azzardata conclusione, che follia sarebbe stata...


- Amore... amore mio... Se è questo che vuoi, lo faremo, lo faremo insieme... Non voglio che tu stia in mezzo a queste persone però...

- Troveremo un modo, troveremo un modo!

Ero disposta a fare qualsiasi cosa per te... per noi.

- Solo una cosa, cucciola...

- Sì? - La mia voce tremava, la mia anima credeva in un sogno in più.

- Venendo qui... Venendo qui non ho trovato B.

- Cosa? Che significa?

- Ho paura che sia ancora a casa... Si solito partiamo sempre insieme, ma a volte ci raggiunge dopo perchè ha meno lavoro da fare rispetto a noi... Ti prego, cucciola... Sii prudente.

- Vuoi dire che è qui??! - Il panico mi pietrificò.

- Voglio dire che io sono a kilometri da te e non posso proteggerti da lui... che magari è dietro alla tua porta.


giovedì 18 marzo 2010

Quella notte tornasti a casa con un'innata voglia di tenermi stretta a te.

- Cucciola, è tutto a posto ora; haa, vieni qui!

Le tue braccia mi sorreggevano come se fossero le colonne portanti della mia vita...
In quel momento mi sentii come un angelo benedetto da chissà quale creatura.
Che sorriso avevo di fronte, che viso incantevole.
Mi illuminavi tutta.

- Ho bisogno di te, sempre... Se non ti avessi accanto la mia vita prenderebbe una piega simile a quella dei miei pantaloni.

- Hahaha, oddio... amore che stai dicendo?? - Sospesa a mezz'aria lasciavo che la gioia prendesse il sopravvento su di me.

- Hai idea di come io tratti i miei calzoni?

- Certo, te li sistemo ogni mattina!


La nostra quotidianità era finalmente tornata, eravamo inarrestabili, insieme.
Volevo rendere quel momento senza fine...
Saremmo rimasti lì, più a lungo del solito...
Senza che niente e nessuno ti portasse via dal nostro posto.
Era indispensabile per me non lasciarti andare via.


- Ti porto a letto, mia principessa...


Quelle parole portarono lontano tutte le mie fatiche, fecero addormentare i miei sensi; arresa di fronte alla tua forza, mi lasciavo guidare ovunque.
Piano piano i miei occhi si chiusero e c'è poco che riesco a ricordare da questo momento in poi.
Ho chiara nella mente solo l'immagine di quell'orribile sogno che mi svegliò nel cuore della notte... e, quella cosa, quella cosa lì.



"Non ci sono scuse... Non ci sono giustificazioni, me ne rendo conto... Lo sto facendo di nuovo, e non mi merito un altro perdono... La mano mi trema e non c'è parola che io riesca a scrivere serenamente. Ho ricevuto una chiamata e devo correre lontano da qui, vengono a prendermi tra poco sotto casa... Mi sento una persona squallida, come se stessi commettendo una sorta di reato... Ho paura, ho paura di quello che sto facendo, di quello che pensarai... Spero che tu riesca a vedere tutto questo buio quando ti svegliarai; capirai quant'è stato difficile per me lasciarti. Ora come ora non m'importa sapere quanto lontano andrò, ho conosciuto tante strade... ma tu sarai sempre il mio mondo. Qui c'è tutto quello di cui ho bisogno. Voglio amarti, voglio sentire la tua voce tutto il giorno... E' questo che voglio ma non lo sto mantenendo. Non sono coerente con me stesso, non voglio che ci siano due forze dentro di me che combattono per il mio futuro... Tu hai già vinto ed è questo che conta. Sono tante le persone con cui parlo ogni singolo giorno... mi riempiono la testa con le loro cazzate e molto spesso passo più tempo con loro che con te... E' un ingiustizia, la vita è ingiusta. Riuscirò mai a liberarmi da questo fardello? Sì, un fardello... E' questo che sta diventando... Sono un vigliacco, un vigliacco che non sa prendersi le sue responsabilità, che non ha le palle per mandare all'aria tutto per stare con te. Eppure non ce la faccio... Non ci riesco... Perchè? Dimmi perchè... Sei l'unica che può trovare una risposta... Non riesco più a sentire niente. Ho paura... Perdonami. Ti amo... cucciola."



[Tutte promesse... Giuda; sempre le stesse.]

domenica 14 marzo 2010

- Scusami per quello che è successo...

Le parole di tuo fratello sembravano non interessarti, come se non avessero importanza... Ascoltavi che suono facevano, da dove provenivano... Ma per te non avevano significato.

- Vai avanti. - Lo incitasti a raccontare tutta la verità.


- Bhe io... Io credo di aver perso la testa per una persona che non si può nemmeno minimamente paragonare a te, tu sei mio fratello, siamo cresciuti insieme... Nessuno si può paragonare a te, capisci? Capisci quello che intendo?

- Non puoi dire che lei non è importante.


Le scuse parevano milioni, nessun pretesto riusciva a portare la pace fra di voi.
Eppure qualcosa si stava muovendo nella tua mente, stavi ripensando a come ci eravamo lasciati qualche minuto prima... Io volevo che la situazione cambiasse una volta per tutte, e tu l'avresti fatto, forse non solo per me.


- Io... Non so più che cosa fare... Senza di te sono perso, lo giuro.


Era passato troppo tempo, e la tua vita senza B. era ormai diventata consuetudine...
Che cosa avresti fatto a quel punto?
Continuavo a pregare.


- Hey... lo sai B.? Sei un cretino...

- Lo so, lo so, mi dispiace, è tutta colpa mia...

Ti rispose con aria sofferente, decisamente pentito del suo gesto, desiderava solo il tuo ritorno all'interno della sua vita...

- Shht... basta... non ho più voglia di parlarne...


La tua pazienza sembrava scomparire piano piano quando...

- Dai vieni, abbracciami.


B. ti corse incontro e scoppiò a piangere... Non ti importava più niente di quello che era successo, le cose dovevano rimanere come avevate stabilito, è vero, ma non potevate di certo fare a meno l'uno dell'altro.
Un sorriso si aprì coraggioso lungo il tuo viso, il rumore della vostra gioia faceva invidia all'amore.


- Smettila di piangere...


Porgendo un fazzoletto invitasti B. a sorridere, ora aveva un motivo ben valido per farlo.


Ma...

L'avevi perdonato sul serio?